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INTRODUZIONE
Le
trasformazioni intervenute nel mercato del lavoro sono facilmente
individuabili ad una prima analisi di alcuni dati di tipo statistico.
Nel lungo periodo (1992-2000) secondo i dati
ISTAT il lavoro atipico passa dal 10.6% al 15.2% del totale dell’occupazione
dipendente con un significativo incremento del 45.2% a fronte
di una crescita generale dell’occupazione del 0.7%. E’
possibile identificare differenti fasi in cui identificare il
ruolo trainante del lavoro atipico (che conta però solo
part-time e il tempo determinato) nelle due fasi di crescita generale
dell’occupazione:
- 1992-1995:
è una fase recessiva con un -7.2%
- 1995-1997:
è una fase a crescita moderata del 1.3%, in cui il peso
del lavoro atipico è determinante (1.2%) rappresentando
il 97% dell’aumento dell’occupazione.
- 1997-2000:
è una fase a crescita sostenuta del 2.8%, in cui il peso
del lavoro atipico è determinante (2.3%) ossia l’82%
dell’aumento dell’occupazione.
Per
avere un quadro più esaustivo occorre incrociare i dati
con altre fonti: Ministero del lavoro (LSU, CFL e apprendistato,
PIP e borse lavoro), Inps (parasubordinati iscritti al fondo 10-13%)
e Confinterim (lavoro interinale).
- 1998-1999:
il lavoro atipico cresce in tutte le sue forme anche se un po’
meno per i CFL e PIP; particolarmente rilevante è la
presenza delle donne.
- CO.CO.CO:
hanno il peso maggiore e passano dal 7.8% al 8.6%
- TEMPO
DETERMINATO: diminuiscono i CFL, aumentano i contratti
di apprendistato, mentre rimangono stabili gli LSU e i LPU.
Nel complesso passano dal 6.4% al 6.8%
-
PART-TIME: passa dal 7.3% al 7.9%
- INTERINALI:
passano dal 0.3% al 1.1% nonostante la quota irrilevante ciò
che è significativo è che la loro quota si triplica.
In
valori assoluti il primato geografico spetta al Nord seguito dal
Centro e dal Sud, ma il Sud conquista sempre maggiori porzioni.
In termini di scolarizzazione primeggia la bassa.
I dati più recenti nazionali confermano ancora per gli
anni 1997-2000 la crescita del Lavoro Atipico
in misura decisamente maggiore di quello standard. Mentre il lavoro
dipendente fulltime cresce dell’1% quello temporaneo e part-time
cresce del 26%. Il 2001 vede invece un rallentamento
della crescita dell’occupazione a termine dovuta per lo
più alla flessione di CFL, apprendistato, tirocini, borse
lavoro (ISFOL)
CO.CO.CO.
1999-20001 (metà): hanno avuto un incremento
del 29.6% come è rilevabile dalle iscrizioni al fondo previdenziale
speciale 13% (ex 10%) Inps per i lavoratori parasubordinati. E
sono la forma di flessibilità preferita ai datori di lavoro,
che è riuscita a conquistare una porzione consistente del
mercato del lavoro, ed è tipica delle aree metropolitane
e emerge come questa non sia una modalità “occasionale
di assunzione” ma sistemica.
- genere:
L’incremento ha interessato soprattutto le donne, con
una differenziazione forte tra nord e sud (55.6% contro il 42%)
- Nord-Sud:
mentre l’incremento riguarda soprattutto il Sud è
al Nord che comunque si conferma la concentrazione della maggioranza
dei parasubordinati. A livello regionale di distribuzione dei
parasubordinati la Lombardia da Sola copre il 22.5 l’Abruzzo
il 7% (M 5.6 vs F 9.3)
- Classi
di età: il 27% ha meno di 32 anni, il 30% tra 32 e 41
e continuano ad avere un peso superiore rispetto a quello sul
mercato generale gli oltre 60 con il 7.6%. La distribuzione
delle classi di età è relativa ai diversi mercati
regionali per cui al Sud pesa maggiormente la classe dei giovani
le mediane invece al Nord.
- Tipologie:
non ci sono grandi novità quelli senza partita iva sono
l’ 88. 7%, con partita iva collaboratori/professionisti
sono il 2.9% e professionisti sono l’8.4%
Va
colto il dato di estrema eterogeneità degli iscritti al
fondo Inps che vanno dal vero professionista a quello “forzato”
che nasconde in realtà un lavoro dipendente da cui dipendono
le differenze in termini di reddito (64% <20 milioni e solo
il 5.8>90 milioni, le donne guadagnano la metà degli
uomini). E le previsioni di pensioni di vecchiaia parlano di livelli
inferiori a quelli della pensione sociale.
Al nord sembrano essere maggiormente legati alla domanda delle
imprese (consulenti e amministratori) mentre al Sud all’indotto
della pubblica amministrazione (formatori e operatori socio sanitari).
LAVORO
INTERINALE
Le informazioni al riguardo sono ancora frammentate e occorre
fare riferimento a duna molteplicità di fonti non sempre
comparabili (dati amministrativi e forniti dalle stesse agenzie).
Al momento secondo i dati delle agenzie ci segnalano un notevole
trend di sviluppo (tra il primo semestre 2000 e quello 2001 l’incremento
è stato del 25%) intendendo solo i lavoratori avviati al
lavoro.
L’incidenza sull’occupazione nella sua complessità
(0.3%) e anche rispetto all’occupazione a tempo determinato
(4.5%) è inferiore alla media europea.
- nord-sud:
con una concentrazione del 74% al Nord e del 13.1% al Sud
- genere:
i dati sono discostanti secondo le agenzie (Confinterim: F 38.7%;
Manpower F 59%)
- classi
di età: i dati non sono paragonabili
Al momento
la fonte più certa sembra quella dell’ISFOL:
- istruzione:
51.3% sono diplomati, 8,8% le elementari e solo il 5% riguarda
laureati
- tipologie:
caratteristica sembra essere l’utilizzo per le basse qualifiche
(78.4% operaio; M 88.6% vs il 50% delle donne)
- settore:
il 43.7% nel metalmeccanico, 16.2 nel commercio, il 10.9% nei
tessili e il 6.3% nei chimici
- dimensione
e collocazione impresa: più al Nord (est 42.9, ovest
32.3) che al Sud (9.4 + 2.6 delle isole e intorno al 12.8% il
Centro) e più le medio grandi che le grandi
- tempo:
è un lavoro a tempo pieno
- durata:
2/3 non superano i 30 giorni e circa 1/3 è inferiore
alla settimana
L’ipotesi
che sia una “prova” e che conduca quindi ad una occupazione
stabile alla fine non è verificabile il dato che il 22.6%
dei lavoratori interinali viene assunto è fornito da Confinterim
e non trova conferma nell’Isfol. La Commissione
Europea riconosce, infatti, che nel caso dei lavoratori
temporanei:
- 50%
permane di anno in anno in una instabilità immutabile
- 20%
fuoriesce dal mondo del lavoro
- 30%
si trasforma in modalità permanente
I dati più recenti sull’Abruzzo,
premesso che stiamo approfondendo lo studio sulla condizione del
mercato del lavoro in regione ed in particolare per l’area
metropolitana Chieti- Pescara, sono quelli che abbiamo recuperato
presso vari enti e strutture secondo le diverse tipologie di lavoro.
IN GENERALE
Dai dati dell’osservatorio regionale del mercato del lavoro
(Abruzzo Lavoro) al luglio 2002 vedono una diminuzione del tasso
di occupazione (al 43.46 %) rispetto al luglio 2001 di o.58 punti
, e parallelamente una crescita del tasso di disoccupazione (al
6.03) di 0.72 punti. L’OCCUPAZIONE ATIPICA, intesa come
quella ufficiale ISTAT, aumenta in termini percentuali portandosi
al 12.7% del totale degli occupati con un incremento di 1,2 punti
rispetto all’anno precedente.
INTERINALE
I dati del primo trimestre 2002 elaborati da Manpower per l’Abruzzo,
indica un aumento del 40.6% delle aziende che hanno fatto ricorso
al lavoro interinale, e un incremento nelle missioni del 25% con
un valore assoluto di 37 mila missioni:
- settori:
metalmeccanico detiene il 55% della quota del mercato interinale,
seguito dal sanitario al 11.3%, ma l’incremento maggiore
si segnale nel manifatturiero con un passaggio dallo 0.2% delle
steso semestre nel precedente anno all’8%.
- classi
di età: tra i 25-36 anni il 49.2%, ma comunque si è
registrato anche un incremento del (21%) nell’utilizzo
dei lavoratori tra i 36 e 56 anni.
I
dati che forniamo su base nazionale sono tratti dal “1°
rapporto dell’Ires sul lavoro atipico in Italia alla fine
degli anni ‘90” e dal “2° rapporto dell’IRES.
Il lavoro atipico in Italia: le tendenze del 2001”, questa
è la forma più completa di analisi riguardo questo
tipo di lavoratori perché incrocia differenti fonti. Oltre
i dati ISTAT (che conta però solo part-time e il tempo
determinato), infatti per avere un quadro più esaustivo
occorre incrociare i dati con altre fonti: Ministero del lavoro
(LSU, CFL e apprendistato, PIP e borse lavoro), Inps (parasubordinati
iscritti al fondo 10-13%) e Confinterim (lavoro interinale)
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