|
IL LAVORO ATIPICO IN ITALIA ALLA FINE DEGLI ANNI '90
L'Istituto nazionale di statistica (Istat) nel suo rapporto annuale
sulla situazione del paese ha dato grande rilievo al lavoro atipico,
di cui viene evidenziato il forte dinamismo nel corso degli anni
'90.
Nel periodo che va da ottobre 1992 a Gennaio 2000 il lavoro atipico
è passato dal 10,6% al 15,2% dell'occupazione dipendente
complessiva, crescendo del 45,2% a fronte di una crescita dell'occupazione
totale soltanto dello 0,7%, di un aumento dell'occupazione dipendente
dell'1,5% e di una flessione dell'occupazione autonoma pari all'1,3%.
Secondo l'Istat la diffusione del lavoro atipico dipendente è
certamente avvenuta a scapito dell'occupazione tipica fino al
1997. Negli ultimi due anni infatti la tendenza alla sostituzione
di contratti tipici con occupazione atipica risulterebbe meno
evidente.
L'Istat suggerisce di distinguere tre fasi, sulla base dell'andamento
dell'occupazione totale: "una prima fase recessiva che dall'ottobre
1992 giunge fino alla primavera del 1995, quando l'occupazione
tocca il suo punto di minimo e si riduce di ben il 7,2%; una fase
intermedia di crescita moderata fino all'ottobre 1997; una fase
finale di crescita sostenuta che dalla fine del 1997 giunge fino
al primo trimestre dell'anno in corso". Da aprile 1995 a
ottobre 1997 l'occupazione totale cresce dell'1,3%, laddove da
ottobre 1997 a gennaio 2000 si incrementa del 2,8%.
Un ruolo cruciale nel trainare la crescita dell'occupazione è
stato svolto in entrambe le fasi dai lavori atipici. Esaminiamo
i dati: il lavoro atipico nei periodi aprile 1995 - ottobre 1997
e ottobre 1997- gennaio 2000 ha registrato rispettivamente un
incremento del +1,2% e del + 2,3%. Nella prima fase esso rappresentava
il 97% dell'aumento dell'occupazione totale e nella seconda oltre
l'82%.
Nel periodo 1998- 1999 la crescita dell'occupazione si è
concentrata soprattutto nel settore dei servizi, in cui peraltro
vi è una elevata presenza di contratti atipici. Nell'industria
la situazione è rimasta sostanzialmente stabile (-0,4%),
mentre in agricoltura si è avuto un elevato calo dell'occupazione
(-5,5%).
Per avere un quadro più esaustivo del mondo degli atipici
occorre dunque fare riferimento anche ad altre fonti, in particolare
quelle amministrative. Il Ministero del Lavoro fornisce dati sui
contratti di formazione lavoro (CFL), di apprendistato, lavori
socialmente utili (LSU), Piani di inserimento professionale (PIP),
borse di lavoro, mentre dall'archivio INPS si possono ricavare
informazioni sui lavoratori parasubordinati, ossia iscritti all'ormai
ben noto fondo del 10-13%. Infine Confinterim fornisce dati sul
lavoro interinale.
Confrontando i dati 1998 con i dati 1999 notiamo che in termini
di incidenza sull'occupazione il lavoro atipico cresce in tutte
le sue forme, ad esclusione dei contratti di formazione lavoro
(CFL) e dei Piani di inserimento professionale (PIP). La crescita
è da attribuirsi soprattutto alle donne, anche se in valori
assoluti gli uomini sono la maggior parte degli atipici, ad eccezione
del part-time.
Tra tutte le forme di lavoro atipico il maggior peso sull'occupazione
è quello del lavoro coordinato e continuativo( co.co.co.)
In particolare il peso dei lavoratori parasubordinati sull'occupazione
è passato dal 7,8% del 1998 all'8,6% del 1999, i maschi
sono aumentati dello 0,6%, mentre le femmine dell'1,2%. Quest'ultime
hanno raggiunto nel 1999 un'incidenza sull'occupazione femminile
pari al 10,5%.
Anche il peso del tempo determinato e del part-time è aumentato
rispetto all'anno precedente: per la prima forma di lavoro si
è passati dal 6,4% al 6,8% e nel secondo caso dal 7,3%
al 7,9%. Anche in questi casi l'aumento è dovuto essenzialmente
alla componente femminile dell'occupazione. Da sottolineare che
la percentuale di donne part-time sul totale delle donne occupate
è pari al 15,6%, contro un esiguo 3,5% dei maschi. Le persone
che hanno al contempo un contratto a tempo determinato e part-time
sono il 19,8% dei maschi e il 21,4% delle femmine.
La diminuzione dei Contratti di Formazione lavoro sembrerebbe
da correlare all'incertezza sul futuro di questo strumento in
seguito alla bocciatura avuta da Bruxelles che ha dichiarato non
"in regola" questo tipo di contratto con l'accusa di
essere meramente degli aiuti di Stato e quindi lesivi della concorrenza.
Sono cresciuti invece i contratti di apprendistato, passando dall'1,7%
al 2,1%, mentre sono rimasti stabili i Lavori socialmente utili.
Da notare che tra le diverse forme dell'atipico il lavoro interinale
negli anni considerati è invece più che triplicato,
passando da un valore dello 0,3% all'1,1%. Va anche sottolineato
che il lavoro interinale, così come i contratti di apprendistato,
continua ad essere diffuso soprattutto al Nord, dove in termini
di incidenza sull'occupazione si va avvicinando ai CFL (rispettivamente
1,3% e 1,8%), mentre al Centro e al Sud i lavoratori interessati
da questa modalità di lavoro continuano ad essere un numero
contenuto.
Vediamo ora le differenze per ripartizione territoriale. Il lavoro
atipico sta via via conquistando sempre maggiori porzioni di occupazione
al Sud e ciò riguarda soprattutto le donne meridionali,
per lo più giovani. In valori assoluti comunque la maggior
parte degli atipici continua ad essere concentrata nel Nord e
nel Centro, ossia dove c'è più lavoro. Ad esempio
si pensi che a livello regionale la maggiore percentuale di incidenza
del lavoro parasubordinato sull'occupazione si ha in Lombardia
con un valore dell'10,5%, ma che tale valore tra le donne siciliane
sale al 13,8%, distanziandosi quindi di circa 5 punti dal valore
nazionale.
Va notato inoltre che il peso del tempo determinato nell'Italia
settentrionale è del 5,3%, nell'Italia Meridionale del
9,5% e nelle Isole dell'11,9%. Ancora una volta va sottolineato
il peso rilevante delle lavoratrici a tempo determinato che nelle
Isole sono il 14,6% delle occupate.
Rilevante è inoltre il peso degli LSU/LPU nelle Isole.
Si pensi che in Sicilia il peso delle donne che lavorano con questo
tipo di contratto sull'occupazione femminile è pari al
5,1%.
|